conto alla rovescia per l’entrata in vigore della nuova privacy

notiziario del 14/04/2018

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gilioli marasi

CONTO ALLA ROVESCIA PER L’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA PRIVACY

Al fine di garantire la sicurezza dei dati personali, dei sistemi informatici e telematici è stato istituito il cosiddetto “Codice della Privacy” contenuto nel D.Lgs. 196/2003 ed entrato in vigore il 1° Gennaio 2004.

Con tale Codice il legislatore ha voluto raccogliere in un’unica norma tutte le disposizioni previgenti, prevedendo anche delle semplificazioni in materia di:

  • informativa;
  • consenso;
  • notificazione.

Dall’altra parte, però, individua una serie di “misure minime” indispensabili per garantire la sicurezza variabili a seconda che il trattamento sia effettuato con strumenti elettronici o meno, o abbiano ad oggetto dati sensibili o giudiziari.

Tale Codice a far data dal 25 Maggio 2018 è destinato ad essere sostituito dalle disposizioni di cui al REGOLAMENTO UE 2016/679 che sarà recepito in tutti i Paesi dell’Unione, introducendo norme più chiare in materia di:

  • informativa, per quanto riguarda, in particolare i dati identificativi del titolare del trattamento (o suo rappresentante), nonché i dati di contatto del responsabile della protezione dei dati, le finalità del trattamento cui sono destinati i dati personali, l’identificazione dei destinatari;
  • consenso, che deve essere libero, specifico, informato e manifestato attraverso “dichiarazione o azione positiva inequivocabile”, quindi non potrà mai essere tacito o presunto e il titolare del trattamento deve essere in grado di dimostrare che l’interessato abbia prestato il consenso a uno specifico trattamento;
  • limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;
  • sanzioni in caso di violazione dei dati personali.
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DETASSAZIONE DEI PREMI DI RISULTATO E WELFARE AZIENDALE – CHIARIMENTI

notiziario del 05/04/2018

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gilioli marasi

Detassazione dei premi di risultato e welfare aziendale – chiarimenti

Con la circ. 29.3.2018 n. 5, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori indicazioni rispetto alla circ. 28/2016 in tema di detassazione dei premi di risultato e di welfare aziendale.

Detassazione dei premi di risultato

Tra i numerosi chiarimenti, si segnalano i seguenti:

  • il nuovo limite di reddito di 80.000,00 euro (in luogo del precedente, pari a 50.000,00 euro) si applica a partire dai premi di risultato erogati nel 2017, anche se maturati precedentemente o se erogati in virtù di contratti già stipulati, atteso che per i redditi di lavoro dipendente il momento impositivo è determinato sulla base del criterio di cassa, vale a dire sulla base del momento di percezione del reddito;
  • per i dipendenti che nell’anno precedente a quello di erogazione del premio abbiano beneficiato delle agevolazioni previste per il rientro dei lavoratori in Italia, per i quali la base imponibile del reddito di lavoro dipendente è assunta in misura ridotta, il limite di 80.000,00 euro dovrà essere calcolato in ragione dell’importo di reddito di lavoro dipendente effettivamente percepito;
  • il limite di importo detassabile di 3.000,00 euro (o 4.000,00 euro in caso di coin­vol­gimento paritetico dei lavoratori) deve essere riferito al periodo d’imposta e in tale limite devono essere computati tutti i premi percepiti dal dipendente, anche se sotto forma di partecipazione agli utili o di benefit detassati, a prescindere dal fatto che siano erogati in base a contratti diversi o da diversi datori di lavoro o che abbiano avuto differenti momenti di maturazione.

Certificazione unica

Viene precisato che non è prevista alcuna sanzione per le aziende che, per consentire al dipendente di applicare in dichiarazione dei redditi l’imposta sostitutiva del 10% sui premi di risultato ricevuti, inviano tardivamente all’Agenzia delle Entrate una nuova Certi­fi­ca­zio­ne unica nei casi di verifica del raggiungimento dell’obiettivo successiva al conguaglio delle ritenute.

Erogazioni per il welfare aziendale

La circolare fornisce chiarimenti in relazione alle modifiche introdotte dalle leggi di bi­lan­cio 2017 e 2018 all’art. 51 co. 2 del TUIR, ivi incluse le novità in materia di erogazioni per il welfare aziendale (lett. f) e f-quater) e in materia di abbonamenti per il trasporto pubblico (lett. d-bis).

NOVITÀ DAL 2018 IN MATERIA DI MODELLI INTRASTAT – chiarimenti

notiziario del 16/03/2018

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gilioli marasi

Novità dal 2018 in materia di modelli INTRASTAT – Chiarimenti

1 premessa

Con il provv. Agenzia delle Entrate 25.9.2017 n. 194409 sono state definite le misure di sem­pli­fi­ca­zione, applicabili a partire dal 2018, relative alla presentazione dei modelli INTRASTAT, in attua­zione dell’art. 13 co. 4-quater del DL 30.12.2016 n. 244 (conv. L. 27.2.2017 n. 19).

Con la determinazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli 8.2.2018 n. 13799, adottata di concerto con l’Agenzia delle Entrate e d’intesa con l’ISTAT, sono state modificate le istruzioni per l’uso e la compilazione degli elenchi INTRASTAT.

Ulteriori precisazioni sul nuovo regime dei modelli INTRASTAT sono state fornite con la nota dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli 20.2.2018 n. 18558.

2 quadro normativo

Ai sensi dell’art. 50 co. 6 del DL 331/93, i soggetti passivi IVA che effettuano operazioni intraco­mu­nitarie attive e passive sono tenuti alla presentazione dei modelli INTRASTAT.
Tale disposizione era stata modificata dall’art. 4 co. 4 lett. b) del DL 193/2016 (conv. L. 225/2016), che aveva previsto, con decorrenza dall’1.1.2017, l’abolizione dell’obbligo di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni di:

  • acquisti di beni (INTRA-2 bis);
  • prestazioni di servizi ricevute da soggetti passivi UE (INTRA-2 quater).

Tuttavia, l’art. 13 co. 4-ter del DL 244/2016 (c.d. “milleproroghe”), conv. L. 19/2017, ha ripristinato l’obbligo di presentazione dei modelli INTRASTAT relativi agli acquisti di beni e servizi per l’anno d’imposta 2017.
Il medesimo decreto ha inoltre previsto, a decorrere dal 2018, l’adozione di misure di sempli­fi­ca­­zione volte alla riduzione del numero dei soggetti obbligati, nonché del contenuto informativo dei modelli, rinviandone la definizione ad un provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate (art. 50 co. 6, ultimo periodo, del DL 331/93).

Il provv. Agenzia delle Entrate 25.9.2017 n. 194409, adottato di concerto con l’Agenzia delle Do­ga­ne e dei Monopoli e d’intesa con l’ISTAT, ha dato attuazione alle suddette semplificazioni.
3 semplificazioni applicabili dal 2018
Con il provv. 25.9.2017 n. 194409, l’Amministrazione finanziaria ha previsto, a partire dal 2018:

  • l’abolizione dei modelli INTRASTAT relativi agli acquisti di beni e servizi per i soggetti con periodicità trimestrale;
  • la presentazione, ai soli fini statistici, dei modelli INTRASTAT relativi agli acquisti di beni e servizi da parte dei soggetti con periodicità mensile;
  • l’innalzamento della soglia di ammontare di operazioni intracomunitarie effettuate in uno dei quattro trimestri precedenti, al raggiungimento della quale i soggetti risultano obbligati a pre­sentare i modelli con periodicità mensile. La soglia è innalzata:
  • da 50.000,00 a 200.000,00 euro, per gli acquisti intracomunitari di beni;
  • da 50.000,00 a 100.000,00 euro, per gli acquisti di servizi da soggetti passivi UE;
  • l’innalzamento della soglia al di sotto della quale i soggetti passivi, con periodicità mensile, non sono tenuti a compilare i dati statistici per le cessioni intracomunitarie di beni (la com­pi­la­zione è opzionale nel caso in cui, in ciascuno dei quattro trimestri precedenti, l’ammontare di cessioni di beni intra-UE effettuate sia inferiore alla soglia di 100.000,00 euro);
  • la semplificazione delle modalità di compilazione del campo “Codice Servizio”, ove presente nei modelli.

Con la determinazione 8.2.2018 n. 13799, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, recependo le indicazioni contenute nel suddetto provv. 25.9.2017 n. 194409, ha modificato le istruzioni per la compilazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari e ha fornito ulteriori precisazioni.
In particolare:

  • qualora l’ammontare totale trimestrale di acquisti intracomunitari di beni non superi, in alcuno dei quattro trimestri precedenti, l’importo di 200.000,00 euro, i cessionari potranno co­munque procedere alla presentazione del modello INTRA-2 bis con periodicità trimestrale (sempre ovviamente ai soli fini statistici);
  • qualora l’ammontare trimestrale delle prestazioni di servizi ricevute da soggetti passivi UE non superi, in alcuno dei quattro trimestri precedenti, l’importo di 100.000,00 euro, i soggetti committenti potranno comunque procedere alla presentazione del modello INTRA-2 quater con periodicità trimestrale (sempre ovviamente ai soli fini statistici);
  • sono escluse dagli obblighi di comunicazione negli elenchi INTRASTAT “tutte le operazioni commerciali di acquisto di beni in cui i beni non entrano nel territorio italiano”; è il caso, ad esempio, dell’operazione triangolare che vede il soggetto passivo italiano quale promotore.

Con la nota 20.2.2018 n. 18558, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha riepilogato le novità che si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodo di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018. A tal proposito è stato precisato che:

  • per quanto concerne gli elenchi INTRA acquisti, pur restando fermo il principio stabilito dall’art. 2 co. 4 del DM 22.2.2010, secondo cui, nel caso di superamento della soglia nel corso di un trimestre, il cambio di periodicità decorre con riferimento al mese in cui la soglia prevista ai fini statistici è stata superata, la presentazione degli elenchi riepilogativi relativi ai mesi precedenti risulta essere facoltativa. Sul punto è opportuno segnalare che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli richiama, in nota, la sezione I del Titolo II, contenuta nelle citate istruzioni dell’8.2.2018; è legittimo, quindi, domandarsi se tale facoltà sia riservata alla sola categoria degli acquisti intracomunitari di beni o se, invece, si possa estendere anche alle prestazioni di servizi ricevute;
  • con riferimento al modello INTRA-2 bis, si precisa che, sulla base di quanto già contenuto nelle istruzioni recentemente aggiornate, in virtù dell’interesse statistico del dato raccolto, gli acquisti di beni devono essere riepilogati nel periodo in cui essi arrivano nel territorio italiano. Si tratta del criterio sinora adottato, in applicazione dell’art. 6 del DM 22.2.2010, per le sole rilevazioni aventi natura esclusivamente statistica (tipicamente, nell’ipotesi di movimentazioni di beni in entrata in Italia a scopo di lavorazione), mentre per gli INTRA-2 a valenza fiscale venivano riepilogati i dati delle operazioni registrate. Il nuovo criterio risulta difforme da quanto previsto per il modello INTRA-1 bis (cessioni di beni), per il quale permane principal­mente il momento di registrazione della fattura;
  • sempre con riferimento al modello INTRA-2 bis, nel ribadire la facoltatività della pre­sen­tazio­ne degli elenchi per tutti i soggetti per i quali l’ammontare totale trimestrale degli acquisti intracomunitari di beni sia stato inferiore, per almeno uno dei quattro trimestri, a 200.000,00 euro, si precisa che, nel caso in cui si opti per la presentazione, sarà obbliga­toria la compi­lazione delle colonne da 1 a 5, pur avendo il modello esclusivamente valenza statistica.

Le suddette misure di semplificazione sono volte ad evitare duplicazioni negli adempimenti comu­nicativi e a ridurre le infor­mazioni fiscali e statistiche richieste ai contribuenti, pur nel rispetto della normativa comunitaria.

4 Decorrenza delle semplificazioni

Le semplificazioni previste dal provv. Agenzia delle Entrate 25.9.2017 n. 194409 si applicano a partire dal 2018, ossia con riguardo agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018.

5 Disciplina a partire dal 2018

Di seguito, si esamina la disciplina di presentazione dei modelli INTRASTAT applicabile dal 2018, con riferimento a ciascuna categoria di operazioni, tenendo conto delle nuove istruzioni e dei chiarimenti forniti.

5.1 cessioni intra-UE di beni (modelli INTRA-1 bis)
Dal 2018 resta invariato l’obbligo di presentare i modelli INTRASTAT relativi alle cessioni intra­co­mu­nitarie di beni effettuate nel periodo di riferimento. Pertanto, i modelli INTRA-1 bis devono conti­nuare ad essere presentati:

  • con periodicità trimestrale, da parte dei soggetti passivi che, in ciascuno dei quattro trimestri precedenti, hanno realizzato cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare totale, in ciascun trimestre, non superiore a 50.000,00 euro (ferma restando la possibilità di optare per la presentazione mensile);
  • con periodicità mensile nei restanti casi.

Tuttavia, la compilazione dei dati statistici nei modelli INTRA-1 bis è facoltativa per i soggetti che presentano gli elenchi con periodicità mensile e che, nei quattro trimestri precedenti, hanno effet­tuato cessioni intracomunitarie, in ciascun trimestre, per un ammontare totale inferiore a 100.000,00 euro.

5.2 acquisti intra-UE di beni (modelli INTRA-2 bis)

Dal 2018 è abolito l’obbligo di presentazione dei modelli INTRASTAT relativi agli acquisti intra­co­mu­nitari di beni per i soggetti che, nei quattro trimestri precedenti, hanno effettuato acquisti intra­co­munitari per un ammontare totale, in ciascun trimestre, inferiore a 200.000,00 euro.
Per tali soggetti, che comunque hanno la facoltà di presentare gli elenchi con periodicità trimestrale, i dati sono:

  • acquisiti con finalità statistica dall’Agenzia delle Entrate mediante le comunicazioni dei dati delle fatture, effet­tua­te ai sensi dell’art. 21 del DL 78/2010 o ai sensi dell’art. 1 co. 3 del DLgs. 127/2015;
  • resi disponibili all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.

I soggetti che, invece, in almeno uno dei quattro trimestri precedenti, hanno effettuato acquisti intra­comunitari di beni per un ammontare uguale o superiore a 200.000,00 euro sono tenuti a presentare gli elenchi riepilogativi con periodicità mensile, ma soltanto a fini statistici.
In precedenza, la soglia di riferimento era fissata a 50.000,00 euro.

5.3 prestazioni di servizi rese (modelli INTRA-1 quater)

Dal 2018 resta invariato l’obbligo di presentare i modelli INTRASTAT relativi alle prestazioni di ser­vizi (generiche) rese verso soggetti UE. Pertanto, i modelli INTRA-1 quater devono continua­re ad essere presentati:

  • con periodicità trimestrale, da parte dei soggetti passivi che, nei quattro trimestri precedenti, hanno effettuato prestazioni intracomunitarie per un ammontare totale, in ciascun trimestre, non superiore a 50.000,00 euro (ferma restando la possibilità di optare per la presentazione mensile);
  • con periodicità mensile nei restanti casi.

Compilazione del campo “Codice Servizio”
L’unica modifica prevista per i modelli INTRA-1 quater riguarda la compilazione del campo “Co­di­ce Servizio”, in quanto viene ridimensionato il livello di dettaglio richiesto: si passa dalla clas­sificazione (CPA) a 6 cifre alla classificazione a 5 cifre, che comporta una riduzione di circa il 50% dei codici CPA da selezionare.
Dovrebbe essere comunque consentita l’indicazione del codice a 6 cifre (si veda sul punto la circolare Assonime 16.2.2018 n. 6).
Inoltre, viene prevista l’introduzione di un motore di ricerca e di forme di assistenza a favore degli operatori.
5.4 prestazioni di servizi ricevute (modelli INTRA-2 quater)
Dal 2018 è abolito l’obbligo di presentazione dei modelli INTRASTAT relativi alle prestazioni di ser­vizi ricevute da soggetti passivi UE per coloro che, nei quattro trimestri precedenti, hanno acquistato servizi intra-UE per un ammontare totale, in ciascun trimestre, inferiore a 100.000,00 euro.
Per tali soggetti, che comunque hanno la facoltà di presentare gli elenchi con periodicità tri­me­strale, i dati sono:

  • acquisiti con finalità statistica dall’Agenzia delle Entrate mediante le comunicazioni dei dati delle fatture, effet­tua­te ai sensi dell’art. 21 del DL 78/2010 o ai sensi dell’art. 1 co. 3 del DLgs. 127/2015;
  • resi disponibili all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, all’ISTAT e alla Banca d’Italia.

I soggetti che, invece, in almeno uno dei quattro trimestri precedenti, hanno acquistato servizi da soggetti UE per un ammontare uguale o superiore a 100.000,00 euro sono tenuti a presentare gli elenchi riepilogativi con periodicità mensile, ma soltanto a fini statistici.
In precedenza, la soglia di riferimento era fissata a 50.000,00 euro.
Compilazione del campo “Codice Servizio”
Analogamente ai modelli INTRA-1 quater, è prevista una modalità di compilazione semplificata del campo “Codice Servizio”.
Anche in relazione ai modelli INTRA-2 quater, infatti, per la compilazione del campo “Codice Servizio” si passa dalla classificazione (CPA) a 6 cifre alla classificazione a 5 cifre, che comporta una ridu­zione di circa il 50% dei codici CPA da selezionare.
Si segnala come, anche in questo caso, dovrebbe comunque essere consentita l’indicazione del codice a 6 cifre (si veda sul punto la circolare Assonime 16.2.2018 n. 6).
Inoltre, viene prevista l’introduzione di un motore di ricerca e di forme di assistenza a favore degli operatori.
5.5 periodicità Di presentazione
Dal 2018 vengono modificate le soglie di riferimento (relative all’ammontare di operazioni intra­co­mu­nitarie effettuate nei trimestri precedenti) ai fini della determinazione della periodicità trimestrale o mensile di presentazione dei modelli:

  • per gli acquisti di beni, la soglia è stata innalzata da 50.000,00 a 200.000,00 euro su base trimestrale;
  • per le prestazioni di servizi ricevute, la soglia è stata innalzata da 50.000,00 a 100.000,00 euro su base trimestrale.

Inoltre, per le cessioni di beni, la soglia di riferimento ai fini dell’esonero dalla compilazione della parte statistica dei modelli è innalzata a 100.000,00 euro su base trimestrale.

5.6 verifica del raggiungimento delle soglie

L’ammontare di operazioni intracomunitarie effettuate nei quattro trimestri precedenti a quello di riferimento per la presentazione dei modelli deve essere verificato distintamente per ciascuna ca­te­goria di operazioni (cfr. circ. Agenzia delle Entrate 18.3.2010 n. 14, § 2). Le soglie operano, in ogni caso, in maniera indipendente.
Diversamente da quanto previsto nell’ambito della disciplina precedente, il superamento della soglia per una singola categoria di operazioni non incide sulla periodicità relativa alle altre tre categorie. Ad esempio:

  • ai fini della presentazione dei modelli INTRA-2 bis, occorre verificare il raggiungimento della soglia di 200.000,00 euro tenendo conto esclusivamente degli acquisti intracomunitari di beni effettuati;
  • per la presentazione dei modelli INTRA-2 quater, occorre verificare il raggiungimento della soglia di 100.000,00 euro tenendo conto esclusivamente delle prestazioni di servizi ricevute da soggetti IVA comunitari.

Pertanto, se nel corso di uno dei quattro trimestri precedenti a quello di riferimento un soggetto IVA ha realizzato acquisti intracomunitari di beni pari a 300.000,00 euro e, nel medesimo periodo, ha ricevuto servizi intracomunitari per 10.000,00 euro, è tenuto a presentare, con periodicità mensile, l’elenco riepilogativo dei soli acquisti intracomunitari di beni a fini statistici e non è tenuto a presen­tare quello dei servizi intracomunitari ricevuti.

Stante la formulazione delle motivazioni del provv. Agenzia delle Entrate 25.9.2017 n. 194409, si ritiene che la periodicità di presentazione degli elenchi debba essere verificata in modo indipen­dente anche per le cessioni intracomunitarie e le prestazioni di servizi rese.

5.7 Modifica della periodicità di presentazione dei modelli

5.7.1 Modelli relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni rese

Per quanto concerne i modelli INTRA-1, fatte salve le semplificazioni disposte dal provv. Agenzia delle Entrate 25.9.2017 n. 194409, continuano ad applicarsi, ove compatibili, le previsioni del DM 22.2.2010 e della determinazione dell’Agenzia delle Dogane 22.2.2010 n. 22778.
Resta fermo, dunque, che, in caso di superamento della soglia di riferimento nel corso di un tri­mestre, il soggetto IVA è tenuto a presentare i modelli con periodicità mensile, a decorrere dallo stesso mese in cui la soglia è stata superata, anche per i mesi già trascorsi del medesimo trimestre, contestual­mente alla presentazione del primo elenco mensile (circ. Agenzia delle Entrate 21.6.2010 n. 36).
Ad esempio, in caso di superamento della soglia di riferimento per le cessioni intracomunitarie di beni (50.000,00 euro) nel mese di febbraio, il modello INTRA-1 bis relativo a gennaio e febbraio deve essere presentato entro il 25 marzo, contrassegnando nel frontespizio la casella “primo e secondo mese del trimestre”.

5.7.2 Modelli relativi agli acquisti di beni e alle prestazioni ricevute

Per quanto concerne i modelli INTRA-2, va tenuto conto di quanto precisato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nella nota 20.2.2018 n. 18588, ovvero che, pur restando fermo il principio stabilito dall’art. 2 co. 4 del DM 22.2.2010, la presentazione degli elenchi riepilogativi, relativi ai mesi precedenti a quello in cui è superata la soglia prevista ai fini statistici, risulta essere facol­tativa.

5.8 tabella riepilogativa
Nella seguente tabella si riepiloga la disciplina di presentazione dei modelli INTRASTAT ap­pli­cabile a decorrere dal 2018, alla luce dei chiarimenti forniti.

Disciplina dal 2018
Tipologia di operazioni Modello INTRASTAT Operazioni trimestri precedenti Periodicità di presentazione Semplificazioni
Cessioni
intra-UE
INTRA-1 bis > 50.000,00 euro Mensile La compilazione dei dati statistici è facoltativa se le cessioni effettuate in ciascuno dei quattro trimestri precedenti sono inferiori all’am­mon­tare di 100.000,00 euro
≤ 50.000,00 euro Trimestrale
Acquisti
intra-UE
INTRA-2 bis ≥ 200.000,00 euro* Mensile Presentazione ai soli fini statistici
< 200.000,00 euro Abolizione dell’obbligo
Possibilità di presentazione facoltativa (ai soli fini statistici)
Prestazioni rese a soggetti UE INTRA-1 quater > 50.000,00 euro Mensile Compilazione semplificata del campo “Codice Servizio”
≤ 50.000,00 euro Trimestrale
Prestazioni ricevute
da soggetti UE
INTRA-2 quater ≥ 100.000,00 euro* Mensile Presentazione ai soli fini statistici
Compilazione sem­plificata del campo “Codice Servizio”
< 100.000,00 euro Abolizione dell’obbligo
Possibilità di presentazione facoltativa (ai soli fini statistici)

*) La soglia di riferimento è innalzata rispetto a quella prevista nell’ambito della disciplina vigente fino al 2017 (pari a 50.000,00 euro).

6 Termini di presentazione
I termini di presentazione dei modelli non subiscono variazioni, per cui gli stessi devono essere presentati entro il giorno 25 del mese successivo al periodo (mese o trimestre) di riferimento (art. 3 del DM 22.2.2010).

Se il termine cade di sabato o di giorno festivo è prorogato al primo giorno lavorativo successivo.

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20.03.2015 – EVENTO GRATUITO – LA NUOVA PRIVACY

notiziario del 07/03/2018

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gilioli marasi

Il prossimo 20 marzo, alle ore 17:00, parliamo della prossima entrata in vigore (25 MAGGIO 2018) del GDPR, meglio conosciuto come il nuovo regolamento europeo sulla PRIVACY.

In realtà scopriremo come siano cambiati gli obblighi e quali adempimenti siano richiesti anche ai professionisti ed alle piccole imprese.

Ne parleranno con noi l’Ing. Giulio Destri e l’Avv. Stefano Nardini

I biglietti gratuiti sono disponibli qui [clic] si prega di effettuare la prenotazione.

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LE FATTURE DI ACQUISTO SI DETRAGGONO NEL PERIODO DI RICEZIONE

notiziario del 02/03/2018

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gilioli marasi

LE FATTURE DI ACQUISTO SI DETRAGGONO NEL PERIODO DI RICEZIONE

La circolare n. 1/E/2018 dell’Agenzia delle Entrate impone nuove modalità di gestione delle fatture di acquisto.

Con la citata circolare, l’Agenzia fornisce una interpretazione delle norme IVA, con particolare riguardo al momento da cui è possibile portare in detrazione l’IVA delle fatture di acquisto. L’Agenzia chiarisce che l’IVA può essere detratta dal momento in cui si verificano entrambi i seguenti presupposti:

  • Si è verificato il “momento impositivo” e l’IVA è divenuta esigibile. Tale momento coincide di norma con l’emissione della fattura da parte del fornitore;
  • Il contribuente è entrato in possesso della fattura d’acquisto;

Quando si può detrarre l’IVA
La circolare sancisce, in sostanza, che solo dal momento di ricezione della fattura è possibile portare la relativa iva in detrazione. Pertanto, se una fattura datata 28 febbraio viene ricevuta il 28 febbraio, si potrà detrarre l’IVA nel mese di febbraio. Se invece la stessa fattura viene ricevuta il 1 marzo, solo da quest’ultima data la relativa IVA è detraibile.

L’importanza di documentare la data di ricezione
Da quanto sopra emerge che è di fondamentale importanza riuscire a documentare il momento di ricezione della fattura. La circolare stessa fornisce alcune indicazioni in merito, stabilendo che nel caso non sia possibile documentare la data di ricezione della fattura a mezzo posta elettronica certificata o altri sistemi che attestino, sempre con data certa, il momento di ricezione, al contribuente è consentito documentare tale evento solamente attraverso “una corretta tenuta della contabilità” ovvero “viene fatto obbligo al contribuente di numerare in ordine progressivo le fatture e bollette doganali ricevute”.
È solo il caso di ricordare che la posta elettronica certificata (PEC) può essere utilizzata come strumento di prova solamente nel caso in cui si provveda a regolare archiviazione legale sostitutiva della stessa (archiviazione digitale presso provider che garantiscono il servizio con queste caratteristiche e a norma di legge).
In mancanza di questo strumento, per documentare la data di ricezione, al contribuente non resta che apporre a mano (o con timbro “datario”) la data di ricezione sul documento di acquisto.

Il pericolo di “anticipare” la data di ricezione
Ma cosa succederebbe se il contribuente, nell’intento di anticipare la detrazione dell’IVA, anticipasse la data di registrazione (ricezione) della fattura di acquisto, facendola coincidere con la data di emissione?
Con ogni probabilità in sede di verifica tale comportamento verrà sanzionato. L’importo a debito, dell’IVA del periodo verrà ricalcolato, senza tenere in considerazione tali fatture e conseguentemente verrà applicata la sanzione per insufficiente versamento.

Cosa fare?
Il consiglio ovviamente è quello di evitare comportamenti a rischio di sanzione e di seguire le indicazioni della circolare, impostando “una corretta tenuta della contabilità”.
Inoltre, come più volte ricordato nelle precedenti circolari, le caselle PEC devono essere costantemente monitorate ed essere oggetto di conservazione legale sostitutiva, e questo ovviamente non soltanto per documentare la data di ricezione delle fatture.

Continua a leggere “LE FATTURE DI ACQUISTO SI DETRAGGONO NEL PERIODO DI RICEZIONE”

invito ad evento – fatturazione elettronica – la cassetta degli attrezzi

notiziario del 09/02/2018

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EVENTO INFORMATIVO GRATUITO – 23.02.2018 – ORE 17:00
CENTRO CULTURALE MAVARTA – VIA PIAVE, 2 – SANT’ILARIO D’ENZA

FATTURAZIONE ELETTRONICA

LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI

L’evento è particolarmente indicato per le piccole imprese e i professionisti.
Parleremo dell’evoluzione normativa in atto e di strumenti per rendere semplice il passaggio.
La locandina dell’evento è accessibile cliccando sull’immagine qui sotto.

I biglietti sono disponibli qui: [clic]

Siete pregati di prenotarvi, i posti sono limitati, grazie.
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Notiziario: SCADENZA CONTRIBUTI INPS TRIMESTRALI ARTIGIANI E COMMERCIANTI

notiziario del 01/30/2018 Non visualizzi correttamente questa email?
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gilioli marasi

SCADENZA CONTRIBUTI INPS TRIMESTRALI ARTIGIANI E COMMERCIANTI
Si ricorda che il 16 febbraio p.v. scade la rata dei contributi INPS sul minimale per artigiani e commercianti.

Lo Studio rimane a disposizione per ulteriori chiarimenti.

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studio associato rag. augusto gilioli rag. fabrizio marasi

Notiziario: UTILIZZO DELLE RITENUTE DA PARTE DI STUDI ASSOCIATI E SOCIETÀ

notiziario del 16/01/2018

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gilioli marasi

UTILIZZO DELLE RITENUTE DA PARTE DI STUDI ASSOCIATI E SOCIETÀ

Le ritenute d’acconto subite da soggetti trasparenti (studi associati tra professionisti, società di persone) possono essere utilizzate, oltre che dai soci per abbattere propri debiti d’imposta, anche dalle stesse associazioni/società dalle quali dette ritenute provengono.
Si tratta di una possibilità di grande importanza soprattutto per gli studi professionali dove il “monte ritenute” attribuito a ciascun associato si dimostra spesso molto superiore alle esigenze di compensazione di tale associato; al contrario, se tali eccedenze vengono restituite all’associazione professionale, questa le può utilizzare per effettuare propri versamenti (Iva, contributi dei dipendenti, etc.).
Secondo la posizione proposta dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 56/E/2009, il ragionamento logico deve essere così ricostruito:

  • lo studio associato subisce le ritenute in corso d’anno;
  • alla fine del periodo, le stesse ritenute sono imputate ai soci sulla base della quota di reddito a questi attribuibile;
  • il socio inserisce le ritenute nella propria dichiarazione e utilizza la quota necessaria per azzerare le proprie imposte;
  • in caso di eccedenza, il socio può “restituire” allo studio associato la parte non utilizzata, in modo che lo stesso ne possa beneficiare per effettuare la compensazione; una volta restituita l’eccedenza, la stessa non potrà più essere nuovamente attribuita al socio;
  • lo studio associato eroga al socio un importo in denaro esattamente corrispondente alle ritenute ricevute.

Come si può vedere, il sistema viene strutturato in modo da rendere subito utilizzabili dei crediti che, diversamente, sarebbero rimasti immobilizzati in capo alla persona fisica, magari per alcuni anni. Salvo quanto tra un attimo si dirà in merito all’accordo preventivo tra i soci, la società/studio associato non deve attendere la predisposizione della dichiarazione per poter utilizzare dette ritenute: tale utilizzo può infatti avvenire già dal 1° gennaio dell’anno successivo (1° gennaio 2018 per le ritenute relative al periodo d’imposta 2017).

Va evidenziato che tali ritenute possono essere utilizzate solo nel caso di eccedenza rispetto all’Irpef 2017 dovuta dal socio, che però verrà determinata esclusivamente nell’ambito del prossimo modello Redditi 2018, ossia la prossima estate. Oggi, quindi, l’utilizzo di tali ritenute è consentito secondo le regole di seguito evidenziate, ma l’individuazione della quota già da subito utilizzabile va fatta con prudenza e cautela.

L’esplicito assenso
Al fine di consentire la restituzione dei crediti eccedenti, l’Agenzia richiede un esplicito assenso dei partecipanti, da manifestarsi con modalità che possano evidenziare una data certa. In particolare sembrano idonee le seguenti modalità:

  • atto pubblico;
  • scrittura privata autenticata;
  • atto privato registrato presso l’Agenzia a tassa fissa;
  • raccomandata (è bene che sia fatta in plico ripiegato senza busta);
  • tramite utilizzo della posta elettronica certificata (pec).

Non è chiaro se l’assenso di cui si parla possa essere manifestato in modo singolo da ogni socio (quindi può riguardare anche solo alcuni dei partecipanti), oppure debba avvenire necessariamente in forma collegiale; appare più logica la prima ipotesi.
Infine, tale assenso può essere:

continuativo (si può anche inserire nell’atto costitutivo) oppure specifico per ciascun anno
in questo caso non vi sarà necessità di rinnovo in questo caso ci sarà necessità di rinnovo

Ovviamente, nel caso di accordo che esplica i propri effetti anche per il futuro, è concessa la possibilità di revoca, trattandosi di un credito tributario che è nella disponibilità del singolo socio. Anche la revoca, è evidente, va manifestata con atto avente data certa.

L’atto di assenso deve essere precedente all’utilizzo delle ritenute restituite; è pertanto necessario che esso abbia la data certa anteriore a quella di presentazione dell’F24 contenente il credito compensato.
Pertanto, se si intende utilizzare al 16 gennaio 2018 in compensazione una quota di ritenute, è necessario che entro tale data venga apposta la data certa al documento in cui risulta l’accordo.

Di seguito si propone un fac simile di accordo (si propone la versione continuativa), da compilare a cura dell’associazione, al quale dare data certa nelle forme precedentemente descritte. Si tenga conto che il modello proposto è volutamente essenziale per rispondere al contenuto minimo preteso dall’Agenzia delle entrate; nell’ambito di ciascuna associazione è possibile introdurre specifiche clausole per regolamentare nei dettagli l’accordo (ad esempio, termini e modalità entro i quali l’associazione dovrà provvedere a pagare agli associati le ritenute che sono state riattribuite).

Ovviamente coloro che abbiano già predisposto in passato l’accordo nella forma continuativa, quest’anno non hanno ulteriori adempimenti sotto tale profilo e potranno procedere direttamente alla compensazione delle ritenute.

Ritenute delle società di capitali
Si ricorda che le società di capitali, anche se in trasparenza, non possono beneficiare di tale meccanismo di riattribuzione.
Le ritenute subite dalla Srl che hanno optato per il regime della trasparenza fiscale devono essere utilizzate dai soci, senza possibilità di restituzione alla Srl trasparente: l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 99/E/2011 ha assunto tale posizione. Il chiarimento crea difficoltà a tutte le Srl trasparenti che subiscono ritenute nell’ambito delle loro attività (Srl che svolgono attività di intermediazione, oppure Srl che svolgono attività edilizia che subiscono la ritenuta sugli interventi edilizi per i quali i committenti richiedono le detrazioni per interventi di ristrutturazione o risparmio energetico).

Compilazione del modello F24
L’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti riguardanti la modalità attraverso la quale compilare il modello F24 nel quale dette ritenute vengono utilizzate in compensazione:

  • il codice tributo da utilizzare, istituito con la risoluzione n. 6/E/2010, è il 6830 denominato “Credito Irpef derivante dalle ritenute residue riattribuite dai soci ai soggetti di cui all’articolo 5, Tuir” da utilizzare nella sezione Erario del modello F24;
  • l’anno di riferimento, secondo quanto chiarito dalla successiva circolare n. 29/E/2010, è quello relativo al periodo d’imposta oggetto della dichiarazione dei redditi da cui il credito in questione sorge. Pertanto, se nel 2018 verranno utilizzate le ritenute maturate con riferimento al 2017 (e che quindi saranno evidenziate nel prossimo modello dichiarativo Redditi 2018) si dovrà indicare l’anno 2017.

Visto di conformità
Si ricorda che i crediti tributari richiedono l’apposizione del visto di conformità quando la loro compensazione orizzontale avviene per un importo superiore a 5.000 euro (limite ridotto dal D.L. 50/17). In relazione al caso di specie, nella circolare n. 28/E/2014 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che:

  • sulle dichiarazioni dei singoli soci/associati non è richiesto il visto di conformità (a meno che non sia il socio a utilizzare in compensazione crediti propri superiori a 5.000 euro);
  • mentre servirà apporlo sulla dichiarazione della società/associazione se il credito derivate da ritenute che si intende utilizzare in compensazione sia eccedente la soglia di 5.000 euro.

Vista la soglia molto bassa, è molto probabile che la restituzione delle ritenute alla società/associazione richieda l’apposizione del visto di conformità per il loro utilizzo.

Notiziario: DAL 2018 TRIPLICA LA MISURA DEL TASSO LEGALE

notiziario del 15/01/2018

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gilioli marasi

DAL 2018 TRIPLICA LA MISURA DEL TASSO LEGALE

Con il Decreto datato 13 dicembre 2017, pubblicato sulla G.U. 15 dicembre 2017, n. 292, il Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) ha stabilito che:

la misura del saggio degli interessi legali di cui all’articolo 1284, cod. civ. è fissata allo 0,3% in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018”.

Di conseguenza a far data dallo scorso 1° gennaio 2018 il tasso di interesse legale passa dallo 0,1% allo 0,3%.
Posto che la variazione del tasso legale ha effetto anche in relazione alle disposizioni fiscali e contributive, vediamo talune situazioni nelle quali assume rilevanza la predetta misura.

Ravvedimento operoso
L’incremento del tasso di interesse legale comporta l’aumento degli importi dovuti in caso di ravvedimento operoso ai sensi dell’articolo 13, D.Lgs. 472/1997. Per regolarizzare gli omessi, insufficienti o tardivi versamenti di tributi mediante il ravvedimento operoso, infatti, occorre corrispondere, oltre alla prevista sanzione ridotta, anche gli interessi moratori calcolati al tasso legale, con maturazione giorno per giorno, a partire dal giorno successivo a quello entro il quale doveva essere assolto l’adempimento e fino al giorno in cui si effettua il pagamento.
Di seguito riportiamo le misure del tasso legale in vigore nei singoli periodi (a partire dal 2015), che nel caso di ravvedimento occorre quindi applicare secondo un criterio di pro-rata temporis:

  • 0,5 %, dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2015;
  • 0,2%, dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016;
  • 0,1%, dal 1° gennaio 2017 e fino al 31 dicembre 2017;
  • 0,3% dal 1° gennaio 2018 al giorno di versamento compreso.
Nel caso quindi di scadenza a cavallo d’anno (per esempio ravvedimento del secondo acconto Ires, scaduto il 30 novembre 2017, al 20 marzo 2018) si dovrà applicare dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2017 il tasso dello 0,1% e successivamente, fino alla data di versamento, quello dello 0,3%.

Rateizzazione delle somme dovute in seguito ad adesione a istituti deflattivi del contenzioso
La riduzione del tasso di interesse legale rileva anche in caso di opzione per il versamento rateale delle somme dovute per effetto dei seguenti istituti deflativi del contenzioso:

  • accertamento con adesione, ai sensi dell’articolo 8, D.Lgs. 218/1997 (sulle rate successive alla prima, gli interessi legali sono calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto di adesione);
  • acquiescenza “ordinaria” all’accertamento, ai sensi dell’articolo 15, D.Lgs. 218/1997 (sulle rate successive alla prima, gli interessi legali sono calcolati dal giorno successivo a quello del processo verbale di conciliazione o a quello di comunicazione del decreto di estinzione del giudizio).

Si ricorda che con l’introduzione delle disposizioni in tema di ravvedimento operoso a opera della L. 190/2014 (Legge Stabilità 2015), dal 1° gennaio 2016 risultano abrogate le norme riguardanti l’adesione al processo verbale di constatazione (pvc), ai contenuti dell’invito al contraddittorio e l’acquiescenza “rafforzata”.

N.B. In relazione agli istituti di cui sopra, la circolare Agenzia delle entrate n. 28/E/2011 (§ 2.16) ha precisato che la misura del tasso legale deve essere determinata con riferimento all’anno in cui viene perfezionato l’atto di adesione, rimanendo costante anche se il versamento delle rate si protrae negli anni successivi.

Misura degli interessi non computati per iscritto
La misura dello 0,3% del tasso legale rileva anche per il calcolo degli interessi, non determinati per iscritto, in relazione ai capitali dati a mutuo (articolo 45, comma 2, Tuir) e agli interessi che concorrono alla formazione del reddito d’impresa (articolo 89, comma 5, Tuir).

Adeguamento dei coefficienti dell’usufrutto e delle rendite ai fini delle imposte indirette
In materia di usufrutto è stato pubblicato in G.U. n. 301 del 28 dicembre 2017 il Decreto datato 20 dicembre 2017, con il quale il Mef ha approvato i nuovi coefficienti utilizzabili dal 1° gennaio 2018 per il calcolo del valore dell’usufrutto e della nuda proprietà, tali coefficienti tengono già conto del nuovo tasso di interesse legale dello 0,3%.

Omesso o ritardato versamento di contributi previdenziali e assistenziali
La variazione del tasso legale ha effetto anche in relazione alle sanzioni civili previste per l’omesso o ritardato versamento di contributi previdenziali e assistenziali, ai sensi dell’articolo 116, L. 388/2000 (Finanziaria 2001).
In caso di omesso o ritardato versamento di contributi, infatti, le sanzioni civili possono essere ridotte fino alla misura del tasso di interesse legale, quindi allo 0,3% dal 1° gennaio 2018, in caso di:

  • oggettive incertezze dovute a contrastanti orientamenti giurisprudenziali o determinazioni amministrative sull’esistenza dell’obbligo contributivo;
  • fatto doloso di terzi, denunciato all’Autorità giudiziaria;
  • crisi, riconversione o ristrutturazione aziendale di particolare rilevanza sociale ed economica in relazione alla situazione occupazionale locale e alla situazione produttiva del settore;
  • aziende agricole colpite da eventi eccezionali;
  • aziende sottoposte a procedure concorsuali; enti non economici ed enti, fondazioni e associazioni non aventi fini di lucro.

Rateizzazione dell’imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione delle partecipazioni non quotate e dei terreni
La riduzione del tasso legale non rileva invece in caso di rateizzazione dell’imposta sostitutiva dovuta per la rideterminazione del costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate e dei terreni. In tal caso gli interessi dovuti per la rateizzazione rimangono fermi al 3%, in quanto tale misura non è collegata al tasso legale.

Notiziario: IN VIGORE LE NOVITÀ IVA INTRODOTTE DALLA LEGGE EUROPEA 2017

notiziario del 15/01/2018

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gilioli marasi

IN VIGORE LE NOVITÀ IVA INTRODOTTE DALLA LEGGE EUROPEA 2017

Dallo scorso 18 dicembre 2107 sono in vigore le disposizioni contenute nella L. 167/2017 che detta disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea.
Si tratta di quella che viene definita “Legge europea 2017” e che agli articoli che vanno da 7 a 9 detta disposizioni in tema di Iva che di seguito si riepilogano nel contenuto.

Ristorno sulla garanzia per i rimborsi Iva
Con l’articolo 7, L. 167/2017, al fine di chiudere una procedura di infrazione comunitaria, viene stabilito che ai soggetti che richiedono un rimborso Iva di importo superiore a 30.000 euro mediante presentazione della garanzia compete, a titolo di ristoro forfetario dei costi sostenuti per il rilascio della garanzia stessa, una somma pari alla 0,15% dell’importo garantito per ogni anno di durata della garanzia. Tale somma viene versata alla scadenza del termine per l’emissione dell’avviso di rettifica o di accertamento ovvero, in caso di emissione di tale avviso, quando sia stato definitivamente accertato che al contribuente spettava il rimborso dell’imposta.
Tali previsioni si applicano a partire:

  • dalle richieste di rimborso fatte con la dichiarazione annuale dell’Iva relativa all’anno 2017
  • dalle istanze di rimborso infrannuali (modelli TR) relative al primo trimestre dell’anno 2018.

Restituzione dell’Iva non dovuta
Con l’articolo 8 della legge in commento viene introdotto nel D.P.R. 633/1972 un nuovo articolo 30-ter rubricato “Restituzione dell’imposta non dovuta”, al fine di chiudere una procedura comunitaria di infrazione per violazione dei principi di effettività e neutralità dell’imposta.
In generale la disposizione prevede al comma 1 che il soggetto passivo presenti la domanda di restituzione dell’Iva non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di 2 anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione.
Tuttavia, nei casi in cui la non debenza dell’imposta sia accertata dall’Amministrazione finanziaria, la disposizione al comma 2 prevede che il cedente/prestatore possa presentare domanda di restituzione della medesima nel più ampio termine di 2 anni dall’avvenuta restituzione al cessionario o committente dell’importo pagato a titolo di rivalsa.
Restano escluse dalla descritta disciplina che prevede la restituzione dell’imposta, le fattispecie nelle quali il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale.

Cessioni all’esportazione
Con il comma 1, dell’articolo 9 della Legge europea 2017 viene introdotto nel comma 1 dell’articolo 8 del D.P.R. 633/1972 una nuova lettera b-bis) al fine di prevedere che costituiscono cessioni all’esportazione le cessioni di beni effettuate nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche e dei soggetti della cooperazione allo sviluppo (soggetti iscritti nell’elenco di cui all’articolo 26, comma 3, L. 125/2014), destinati a essere trasportati o spediti fuori dell’Unione Europea dal cessionario (o per suo conto) entro 180 giorni dalla consegna in attuazione di finalità umanitarie.
La disposizione in esame intende attuare quanto previsto dall’articolo 146, § 1, lettera c), Direttiva 2006/112/CE che consente di esentare dall’Iva le cessioni di beni a organismi riconosciuti che li esportano fuori dall’Unione nell’ambito delle loro attività umanitarie, caritative o educative condotte al di fuori del territorio UE. La prova dell’avvenuta esportazione dei beni è data dalla documentazione doganale. Le modalità della cessione o spedizione in oggetto dovranno essere fissate da un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Il comma 2 del citato articolo 9 interviene poi sull’articolo 7, D.Lgs. 471/1997 che fissa la sanzione amministrativa (dal 50% al 100% del tributo) nei confronti di chi effettua, senza addebito d’imposta, le cessioni all’esportazione – ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera b), D.P.R. 633/1972 – qualora il trasporto o la spedizione fuori del territorio dell’Unione Europea non avvenga nel termine ivi prescritto, di 90 giorni. La sanzione non si applica se, nei 30 giorni successivi, viene eseguito, previa regolarizzazione della fattura, il versamento dell’imposta. Con la citata modifica viene quindi estesa tale disciplina sanzionatoria anche alle cessioni di cui alla neo introdotta lettera b-bis).
Con l’ultimo comma del citato articolo 9, infine, viene abrogato l’articolo 26, comma 5, L. 125/14 che reca la disciplina attualmente vigente sulla non imponibilità ai fini dell’Iva delle cessioni in oggetto.