Notiziario: IVA INDETRAIBILE SE LA FATTURA HA DESCRIZIONE CARENTE

notiziario del 07/11/2017

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gilioli marasi

IVA INDETRAIBILE E COSTI INDEDUCIBILI SE LA FATTURA HA DESCRIZIONE CARENTE

Indetraibilità dell’IVA

È indetraibile l’IVA afferente a una fattura di acquisto qualora la sua descrizione sia generica e la documentazione di supporto dell’operazione fatturata sia altrettanto generica o comunque insufficiente a dimostrare la natura, qualità e quantità dei beni o servizi acquistati.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 23384/2017.

Occorre ricordare, innanzitutto, che l’art. 21, comma 2, lett. g) del DPR 633/72, nel prescrivere che la fattura deve indicare la “natura, qualità e quantità dei beni e servizi oggetto dell’operazione”, riproduce su base nazionale il principio contenuto nell’art. 226 punto 6 della Direttiva 2006/112/CE del Consiglio Ue.

Incombe, comunque, su chi chiede la detrazione dell’IVA l’onere di dimostrare di soddisfare le condizioni per fruirne e, per conseguenza, di fornire elementi e prove, anche integrativi e succedanei rispetto alle fatture, che l’Amministrazione finanziaria ritenga necessari per valutare se si debba riconoscere, o no, la detrazione richiesta.

Stessa questione per la deducibilità dei costi

In dottrina si è affermato che la verifica della deducibilità dei costi per beni e servizi acquisiti comporta la necessità di identificare la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione, ma tale identificazione non deve necessariamente derivare dalla lettura della fattura (cfr. Norma di comportamento AIDC n. 199).
Per la Cassazione, se redatta in conformità alle disposizione di cui all’art. 21 del DPR n. 633/72 (quindi, con l’indicazione di natura, qualità e quantità dei beni e servizi), la fattura è documento idoneo a legittimare la deduzione di un costo, lasciando presumere la verità di quanto in essa indicato (ex pluris, Cass. nn. 9108/2012 e 24426/2013).
Se la fattura, però, riguarda prestazioni generiche non documentate, spetta al contribuente l’onere di dimostrare l’esistenza e l’inerenza di tali costi alla propria attività e, in assenza di detta prova, l’accertamento dell’Ufficio con cui vengono recuperati i costi risulta legittimo (Cass. n. 19489/2010).

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